Quel (brutto) film chiamato Villetta Con Ospiti

Ecco la recensione del film “Villetta Con Ospiti” di Ivano de Matteo che sarà nelle sale a partire dal 30 gennaio distribuito da Academy Two.

La trama

Ventiquattr’ore per raccontare una splendida famiglia borghese e una
ricca cittadina del nord Italia. Di giorno le nostre signore e i loro mariti
ostentano pubblica virtù ai tavolini dei caffè. Poi, di notte, la commedia
scivola nel noir ed esplode il lato oscuro della provincia in un susseguirsi
di meschinità e violenze. I sette vizi capitali incarnati dai sette protagonisti si palesano ai nostri occhi quasi con innocenza. Nessuno è accusabile di nulla anche se, tutti insieme, si macchieranno del peggiore dei peccati.

Il trailer

La recensione

Ivano de Matteo ritorna sul grande schermo provando a raccontare la famiglia in relazione a un evento tragico analizzando soprattutto la falsità, le mancanze e gli aspetti più atroci che si possono nascondere dietro un nucleo di persone apparentemente per bene. Altro tema sono anche le difficoltà nelle scelte che i personaggi devono fare in relazione agli avvenimenti.

Certamente un pregio del regista romano è di porre la dura realtà quella che può capitare a tutti noi anche se sembra solo far parte delle vite degli altri, quelle che si ascoltano al telegiornale o leggono sui social. Nel film ci si mette di fronte anche una domanda molto precisa: “Che cosa faresti al posto loro?”. E la risposta purtroppo non è scontata.

I pregiudizi (i romeni che rubano) e i cliché (il marito ricco con l’amante e la moglie lasciata casa con l’adolescente arrabbiata con il mondo) sono tra i temi utilizzati come pretesti ma che, in qualche modo, cavalcano il momento e, in certi momenti, sono quasi marginali alla storia.

Nonostante le premesse e il fatto che “Villetta Con Ospiti” sia un noir a tutti gli effetti (casa isolata, un omicidio e diversi personaggi coinvolti) troviamo che il film sia claustrofobico e che si concentri troppo sulle vite dei personaggi esibendo i loro lati migliori e peggiori. Anche quando arriva la seconda parte in cui viene raccontato il prima, durante e dopo l’omicidio sembra tutto così intuibile senza un segno di suspence forse perché abituati alla realtà che ci propone casi ben più assurdi.

Aggiungiamo che gli attori, in certi momenti, sembrano quasi imbarazzati a recitare tranne per Michela Cescon che è bravissima nell’interpretare una donna piena di paure e ansie. Nel cast anche Marco Giallini che ormai interpreta sempre il romano classico e inizia a diventare monotono (forse “colpa” anche un pò dei registi?).

Nel film niente misteri da risolvere o assassini da prendere e quindi si rimane sospesi senza sapere cosa faranno i personaggi dopo l’omicidio: Il parroco si rivolgerà alla sua fede e ai suoi principi? I genitori daranno il buon esempio? E il poliziotto da che parte starà?. La storia poteva evolversi in un’altra maniera ma è come se rimanesse sospesa lasciando lo spettatore con (forse) troppi dubbi.

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