Perché Sex Education è la serie dell’anno

Con oltre 40 milioni di visualizzazioni, Sex Education è una delle serie più chiacchierate del momento. Capiamo il perché.

Quando andiamo a scuola (soprattutto nel periodo delle superiori) tra i compagni di classe non si parlava mai, o quasi, di sesso e affini. Neanche durante le lezioni attraverso i nostri professori che, forse, sono impreparati o, semplicemente, non volevano per non creare inutili polemiche. Quindi all’età di 16 anni circa ti ritrovi con tante domande, forse paure, che non riesci a farle o non riesci a trovare una risposta nei luoghi dove dovrebbero dartele.

Sex Education, in un certo senso, ha sdoganato temi e tolto, in maniera anche ironica, i tanti tabù che ancora oggi ci sono. Nella seconda stagione, per esempio, troviamo alle puntate numero uno e otto più scene di masturbazione femminile venendo trattata in modo semplice e togliendo quei dubbi o quelle leggende legate all’autoerotismo femminile.

Sempre nella seconda stagione si parla di un altro tema alquanto importante è la violenza e viene raccontata attraverso Aimee (Aimee Lou Wood): un personaggio così premuroso si fa portavoce di una difficoltà più grande di lei ma poi trova supporto nelle amiche.

La serie, inoltre, è un antidoto contro la troppa virilità che impera nei nostri giorni e crea così dei personaggi maschili, fin dalla prima stagione, che sono forti ma allo stesso tempo mostrano le loro fragilità. Uno fra tutti è Adam Groff (Connor Swindells) che già dalla seconda puntata della prima stagione mostra le sue paure con la scena del “post-viagra”. Un altro momento che ci fa riflettere è come la figura di Eric Effiong (Ncuti Gatwa) sia cambiata nel corso delle puntate e in qualche modo ha più consapevolezza di chi è e cosa fa (vedi la puntata numero 7 della prima stagione, per esempio).

Potremmo fare tanti altri esempi ma siamo arrivati alla conclusione che Sex Education non è il solito teen-drama ma una sorta di piccola guida sul sesso e sulla sessualità. Nulla da togliere a serie che trattano dello stesso tema come Master Of Sex o Euphoria ma Sex Education ti senti a casa e conosciamo tutti i personaggi e proviamo più o meno le stesse sensazioni.

Un grande applauso anche a Gillian Anderson, la “nostra” sessuologa e madre di Otis, che è impeccabile sotto ogni punto di vista. Il suo rapporto è spesso in conflitto con il figlio ma cerca di essere sempre presente cercando di aprire tanti canali comunicativi per poter capire ancora di più Otis.

In conclusione, Sex Education si dimostra un prodotto godibile, molto ironico e in grado di (ri)mettere in gioco in modo astuto dubbi e incertezze di adulti e ragazzi, fornendo il più delle volte una rapida soluzione a tutti i problemi. Alla terza stagione!